Il falso moralismo sui rich kids

Il Corriere della Sera da qualche settimana sta dedicando degli articoli da home page dedicati ai “rich kids”. Si tratta di giovani ricchi che sui social, principalmente Instagram, ostentano la loro ricchezza, spesso dando luogo a sprechi clamorosi, atteggiamenti provocatori ed esibizionismo che si farebbe beffe di tutte le convenzioni morali. Ma al di là dell’atteggiamento fintamente scandalizzato del Corriere, a cui interessano solo i click, il fenomeno dei “Nuovi Ricchi” è vecchio come il mondo. È sempre stato osservato, i francesi li chiamano “nouveau riches” e intendono con ciò sottolineare quanto “nouveau” sia sinonimo di sprovveduto, di incosciente, di ignaro del fatto che l’ostentazione della ricchezza ottenuta spesso in modo rapido, appaia offensiva nei confronti della gente ordinaria.

Questo fenomeno è presente in Europa, ad esempio, con i calciatori giovani. Un caso molto particolare è quello dei giovani calciatori professionisti di talento, che non appena firmano un contratto milionario, immediatamente fanno sfoggio della ricchezza acquistando beni di lusso superflui, del valore di migliaia di euro, ostentandoli alle feste, nelle occasioni mondane e oggi più che mai sui loro account social. Negli Stati Uniti lo stesso analogo discorso vale per i pugili e i giocatori di basket, nonché per i fenomeni della scena rap e hip hop che vendono milioni di copie dei loro – spesso inascoltabili – brani.

Va detto però che i rich kids quasi tutti sono giovani benestanti, figli di professionisti e imprenditori ricchi, che semplicemente esibiscono la ricchezza dei loro padri. I parvenu, quelli diventati ricchi durante la loro vita, in poco tempo, sono pochi: un esempio può essere Dan Bilzerian, che mostra online proprio quella tipologia di ostentazione da uomo diventato ricco in poco tempo, che esibisce questa ricchezza accumulando status symbol e donne trofeo.

Secondo i sociologi questa tipologia di personaggi intimamente ha sempre avuto difficoltà ad avere rapporti sociali franchi, sinceri, basati sul carattere e sulla condivisione. Un po’ di questa difficoltà è alla base del loro talento. Ricordiamo che a meno di non essere incredibilmente fortunati, per fare soldi con qualcosa, bisogna che questo qualcosa sia qualcosa di unico, raro o molto ricercato. Ad esempio: il talento di saper giocare a calcio a livelli professionistici mondiali, tali da assicurarsi un contratto molto remunerativo in poco tempo, non è così diffuso come si pensa. In tutto il mondo le leghe professionistiche in grado di pagare milioni di euro ai migliori giocatori non sono più di 15. E tra tutti i partecipanti solo una piccola parte assorbe la maggior parte degli stipendi, dei premi e dei contratti di sponsorizzazione. Uguale è la condizione dell’imprenditore di successo: per uno che sbanca e riesce nel suo mestiere ce ne sono centinaia che ogni giorno falliscono. Solo la lotteria distribuisce molti soldi a chi non ha talento.

Detto ciò, per rimediare al cattivo giudizio che si genera su chi ostenta tanta ricchezza, spesso si rimedia facendo della beneficenza e mettendosi l’anima in pace. Ma la verità di fondo è un’altra: viziati o meno, sono molto invidiati. E la stragrande maggioranza di chi li critica vorrebbe volentieri essere al loro posto.

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