Come scegliere la propria professione

Quando si sta crescendo e gli studi si stanno concludendo spesso si pensa alla carriera lavorativa, al futuro. Capita a molti di non avere chiari obiettivi mentre si sta all’università, perché l’ingresso nel mondo del lavoro viene percepito come lontano. Ma mentre si cresce si scopre di possedere un talento, delle passioni, dei pregi e ovviamente anche dei difetti e sappiamo cosa non ci piace fare. Per questo motivo diventa più semplice scegliere la professione da svolgere, anche se spesso a dettare la nostra scelta, a condizionarla è la necessità di guadagno. Quando si sceglie che lavoro fare non dovrebbe solo interessare il lato economico, ma anche la soddisfazione interiore, fare ciò che ci dice il cuore, calmierato con ciò che propone il cervello. Come diceva John Locke in Lost nessuno dovrebbe dirvi cosa non potete fare, ma fate in modo di poter fare le cose che effettivamente potete fare. Da qualche parte c’è una professione che fa al caso vostro.

Ecco alcuni consigli
Innanzitutto prova a fare ciò che ti piace – per quanto ciò possa sembrare ripetitivo e monotono, fallo. Non c’è miglior consiglio che questo. Se hai passione per le leggi e la dinamica forense fai l’avvocato penalista, se sei altruista e portato ad aiutare agli altri, fai l’infermiere. Se ti piace aver rispettabilità e autorevolezza scegli la carriera medica o quella accademica. Se ti piace l’ordine e la disciplina e hai una passione per l’avventura e lo spirito cameratesco, scegli la carriera militare. Se sei estroverso e fantasioso prova una professione artistica. In ogni caso insegui una passione o meglio: scegli una professione che si accordi col tuo umore generale e che rifletta bene il tuo spirito. Se sei uno stronzo egoista, individualista non fare l’assistente sociale.

Questo livello di conoscenza di te stesso parte dall’osservazione delle cose che fai, delle tue aspirazioni e dei tuoi sogni. A vent’anni si smette di sognare di fare l’astronauta e si viene indirizzato dai condizionamenti sociali, per esempio dalla famiglia. Se hai un padre professionista quasi sicuramente spingerà per farti fare il suo lavoro, idem se fa l’imprenditore. Lo spinge a ciò il desiderio di darti un futuro, ma anche la presunzione che tu figlio sia uguale a lui. Ma non sempre è così: per quanto la carriera del padre appaia in qualche modo più sicura, essa non sempre può corrispondere ai reali desideri del figlio. Conoscersi, analizzare le proprie ambizioni aiuta a scegliere con criterio.

Ci sono poi le considerazioni economiche ed ambientali. Le opportunità di lavoro nascono dall’economia del luogo in cui si decide di vivere. È un incontro tra domanda e offerta che determina l’equilibrio per cui il disoccupato trova lavoro. Devi scegliere pagando una piccola tassa di compromesso: è possibile svolgere il lavoro che ti piace nella zona in cui vuoi vivere? Se disposto a trasferirti dove c’è la domanda per fare quel lavoro?

Inoltre chiediti. Per che tipo di lavoro sono strutturato? Posso cambiare abitudini e comportamenti per adeguarmi ad esso o devo per forza scegliere un lavoro che corrisponda alle mie abitudini? Se mi piace dormire molto posso scegliere un lavoro con dei turni notturni? Se mi piace disporre del mio tempo libero posso fare un lavoro impegnativo che richieda presenza e reperibilità? Le risposte a queste domande dipendono dalle inclinazioni di ciascuno. Un po’ si deve cambiare, perché cambiare significa crescere e assumersi responsabilità. Ma è bene sempre adeguare il lavoro alla propria passione, che il contrario.

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