Come guadagnare se sei giovane e musicista

Fare musica oggi è molto difficile, perlomeno facendola come mestiere, per vivere. Avere successo come musicista può sembrare più facile, perché ci sono tanti talent in televisione. È anche vero che musicisti famosi come Paul McCartney (The Beatles) e David Gilmour (Pink Floyd) hanno criticato i talent, perché non scremano in verità per il talento, ma per come si viene in televisione. Oggi però i giovani che sfondano nella musica, ma anche gli stessi protagonisti delle classifiche, sono lontani dai guadagni che si potevano fare vendendo album come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e The Dark Side Of The Moon. Intendiamoci: protagonisti assoluti come Rihanna, Eminem, Adele o gli One Direction sono autentiche macchine da soldi, ma il profitto generato da ogni singolo download non è minimamente paragonabile a quello di una copia fisica venduta (album in vinile, musicassetta o CD). Sono cambiati i tempi e a dimostrarlo sono gli stessi dinosauri, che non smettono di fare tour e produrre album, per mantenere uno stile di vita iniziato nell’epoca d’oro della musica pop.

Se siete un musicista agli esordi, la tradizionale gavetta non basta. Un Utente su reddit ha pubblicato la stima dei suoi guadagni (https://www.reddit.com/r/Music/comments/5h2lmk/i_am_an_independent_musician_i_publicly_published/) derivanti dalla pubblicazione dell’album sui principali servizi legali di download e streaming. Dal resoconto che fa l’utente si capiscono diverse cose:

  • Vendere la propria musica da perfetti sconosciuti è molto più facile che in passato, in quanto non è necessario avere un contratto con un’etichetta musicale. Oggi l’etichetta serve non solo per il fatto che mette insieme la produzione del disco (l’aspetto decisivo per avere successo, a meno di non avere un talento mostruoso come i casi sopraccitati), ma anche e soprattutto perché agisce da manager e cura la distribuzione. Questo è sempre stato fondamentale.
  • La fetta di denaro che un musicista che si autoproduce (musicista o band o cantante) è maggiore rispetto a quella elargita dalla casa discografica tradizionale, ma ovviamente quest’ultima ha mezzi per far conoscere l’artista assolutamente in grado di farlo vendere di più, come i passaggi in radio, quelli in tv, un bel canale YouTube e accordi di massima con i distributori come iTunes o Spotify.
  • Detto questo: chiunque faccia musica oggi per guadagnare deve agire da manager di sé stesso. In un’intervista Dave Grohl dei Foo Fighters ha dichiarato che ormai si guadagna principalmente con i concerti e con il merchandising venduto in essi. Non è un caso che i prezzi degli spettacoli live, alimentati anche dall’esposizione dei social, che rilanciano queste esperienze, abbiano raggiunto prezzi esorbitanti.
  • I numeri dello streaming sono nettamente superiori al numero dei download, ma lo streaming come Spotify in proporzione paga molto meno. Per guadagnare molto e campare bisogna avere milioni e milioni di passaggi su Spotify, cioè decine di milioni. Le visualizzazioni su YouTube sono anche meno redditizie. Non sorprende che Leonard Cohen abbia fatto tour fin quasi alla data di morte.
  • Molti giovani musicisti, a parte il fatto che puntano al talent come mezzo di esplosione e di promozione, legandosi più che altro a una struttura manageriale che spreme allo stremo una mucca non proprio gravida di latte, suonano in più band per arrotondare. Ci sono batteristi che fanno la spola tra diversi gruppi e diversi generi musicali, quasi sempre il sogno è quello di fare da musicisti di supporto di un nome famoso (gli Eagles si formarono così) per poi trovare la propria linea espressiva. Ma è solo il talento a pagare: Adele per la prima volta nella storia recente ha fatto risalire la vendita della musica su supporto materiale.
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