Visitare il Vesuvio, il vulcano che fa paura

Forse non tutti sanno che è possibile visitare il monte Vesuvio, probabilmente il più celebre vulcano attivo del mondo, che sorge sulla costa est del golfo di Napoli, a chiudere quella altrettanto famosa immagine da cartolina che fa innamorare chiunque di questa zona costiera del nostro paese.

Ovunque a Napoli ci sono agenzie e servizi turistici che offrono una visita guidata con escursione presso la celebre montagna; è consigliato attrezzarsi di buone scarpe, perché altrimenti si ritorna a casa con la sabbia nei piedi (esperienza personale).
Il Vesuvio è di forma tipicamente conica e la montagna che gli sta a fianco è il cosiddetto monte Somma, che insieme al cratere principale prima dell’eruzione pliniana formava una sorta di grande sella che ne rendeva difficile l’identificazione come vulcano.

Il cono complessivo ha un perimetro di 50 km, la punta del Nasone su Somma raggiunge i 1132 metri di altezza, la punta più elevata del vulcano invece si staglia a 1277 metri sul livello del mare, ben isolato rispetto al resto del panorama pianeggiante dell’entroterra campano. È chiaro che l’altitudine è sempre suscettibile di variazioni con le eruzioni.

La stessa conformazione orografica subisce continui mutamenti a causa delle gobbe che si sono formate nel corso delle eruzioni, l’ultima del 1944 durante le ultime fasi del secondo conflitto mondiale. Come sappiamo il Vesuvio è circondato da una delle zone più densamente popolate del pianeta con oltre due milioni e mezzo di persone raccolte tra Napoli e dintorni. Gli abitati però non si elevano al di sopra della fascia dei 200 metri di altitudine, anche se rientrano nella cosiddetta zona rossa, la prima area di evacuazione in caso di nuova eruzione.

Il Vesuvio è un vulcano attivo, anche se silente. Non è come l’Etna, uno strato vulcano molto attivo, che dà luogo a spettacolari, e quasi sempre innocue, eruzioni. Il Vesuvio al contrario è una bestia dormiente e gli abitanti della zona lo sanno benissimo.

Fino al I secolo d.C. la natura vulcanica del Vesuvio era pressoché sconosciuta. Spesso si pensa che i romani di Pompei ed Ercolano siano stati ingenui, ma non c’erano mezzi e tecnologie e soprattutto memorie e resoconti adeguati (per non dire dell’apparato scientifico) per sapere che il Monte Somma era in realtà un vulcano. I romani ovviamente conoscevano i vulcani, ma erano abituati a vederli sempre attivi, come Stromboli o l’Etna appunto.

La montagna era verdeggiante, ricoperta di foreste, in linea con la lussureggiante pianura circostante. Tanto che non abbiamo notizie di eruzioni precedenti a quella celeberrima del 79 d.C. registrata ufficialmente in agosto, ma verosimilmente avvenuta in Ottobre, a vendemmia conclusa.

Precedentemente c’erano stati dei terremoti, ma nulla che facesse presagire all’esplosione della montagna che seppellì Pompei, Ercolano e i centri minori, oggetto di una conurbazione di grande interesse commerciale e turistico. Il vulcano nei secoli che seguirono alternò momenti di pausa a grandi fenomeni eruttivi, attraendo comunque per la sua capacità di rendere fertili i terreni circostanti. Nel 1631 l’eruzione fu addirittura più catastrofica e improvvisa, incenerendo i paesi della zona. L’ultima eruzione, come detto, è del 1944 e durò 11 giorni. Si udirono boati, esplosioni e scosse sismiche, nonché la formazione del classico pennacchio.

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