Perché i brasiliani sono fortissimi a giocare a calcio

La FIFA ha stabilito alla fine dello scorso millennio, che il Brasile era stata la Nazionale di calcio più forte di sempre. E i successi raccolti dalla seleçao lo dimostrano ampiamente: cinque titoli di campione del mondo e una produzione in serie continua, di calciatori dal talento cristallino come Pelè, Garrincha, Carlos Alberto, Rivelino, Zico, Socrates, Junior, Cerezo, Careca, Romario, Ronaldo, Rivaldo, Kakà fino ad arrivare a Neymar Jr, l’attuale simbolo della Nazionale carioca.

Ma perché il Brasile, una nazione relativamente povera fino a venti anni fa, ha prodotto questi grandi calciatori e queste fortissime nazionali? Lasciamo da parte per adesso la vergogna della Semifinale persa in casa contro la Germania nel 2014 o le recenti delusioni patite nella Copa America 2016. I motivi che stanno dietro questi successi, storicamente, appartengono tutti alle particolari condizioni del Brasile.

Anzitutto il gioco del calcio è popolarissimo in tutto il mondo ed è molto semplice. Parte della sua semplicità consiste nel fatto che per giocare non servono attrezzature costose. Quando intendiamo giocare, intendiamo “sviluppare le proprie abilità di base” che poi verranno affinate a livello tecnico  tattico per diventare dei calciatori professionisti di un certo livello. Per giocare a calcio serve un pallone e basta. La porta può essere formata da due pietre sistemate a debita distanza. Non serve una particolare attrezzatura: si comincia a giocare con delle normali scarpe da ginnastica.

Però l’obiezione è presto sollevata: se è così facile perché ovunque non nascono campioni, ad esempio dalla Cina che ha un grande serbatoio potenziale, o dagli USA dove non mancano di certo le strutture e il calcio viene praticato nelle scuole elementari. Una delle risposte più convincenti è data dal clima. I genitori lasciano giocare i figli all’aperto se il clima è clemente: già la pioggia li costringerebbe a farli rientrare. Immaginate una classica periferia urbana del Brasile, un paese dal clima mite e temperato, che per la maggior parte abita sulle coste: frotte di bambini che giocano liberi, appena sorvegliati dai genitori, in dei campetti improvvisati, spesso direttamente in spiaggia. Non è un caso che a dominare spesso siano state nazioni da climi più temperati, come l’Italia, la Spagna, la Francia, l’Argentina settentrionale con una buona produzione di talenti anche dai Balcani o dall’Africa del Nord.

Ma se dipendesse dal clima, come mai Germania, Olanda, Svezia, Russia, Inghilterra hanno questa grande tradizione?  In questi paesi c’è più competizione da altri sport: sia degli sport invernali, sia di sport più tradizionali che si possono svolgere con attrezzatura sportiva più costosa e in impianti al chiuso. Sono paesi mediamente più ricchi di quelli latini, che danno quindi altre opportunità. Tuttavia, come nel caso della Germania, hanno strutture ovunque e un sistema scolastico in grado di veicolare i ragazzi alle attività all’aperto.

In Brasile molto dell’ambiente calcistico di base è familiare. I bambini iniziano a giocare prestissimo, prima ancora di andare in una scuola calcio o di entrare in un programma di crescita, come quello dei settori giovanili dedicati ai più piccoli. Giocando con la palla dai 3-4 anni, non appena iniziano ad acquisire coscienza dei propri movimenti, essi sono liberi di esprimersi. Spesso si limitano a emulare quello che fanno i propri genitori, che in pratica consiste nel giocare con la palla tra i piedi. L’accidentalità dei terreni o la difficoltà di controllare il pallone in spiaggia, infine, migliorano la sensibilità nel tocco.

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