Le aurore polari: un fenomeno affascinante

Ciò che ricompensa dei disagi causati dal vivere nelle estreme regioni settentrionali e meridionali del nostro pianeta sono le fantasmagoriche luci che regolarmente appaiono nei cieli polari. Balenando e danzando nel nero cielo notturno, queste luci – meglio conosciute come aurore boreali e aurore australi – formano coltri, fasce, archi e raggi luminosi, i cuoi colori variano dal giallo-verde all’indaco-violetto, passando per l’arancione e il rosso. Il soggetto della fotografia qui a fianco, denominato arco aurorale spezzato, è stato fotografato in Alaska, oltre il circolo polare artico.

Le aurore compaiono ad una grande altitudine, ossia tra 65 e 1600 chilometri dalla superficie terrestre, e sono generate da un flusso di elettroni ad alta energia, che viaggiano a grande velocità provenienti dal Sole. Questi, come raggiungono il nostro pianeta, vengono deviati in direzione dei psi dai campi magnetici terrestri e sono spinti nell’atmosfera superiore sotto forma di sottili strati o bande. L’effetto che ne risulta è in qualche modo simile a quello della luce al neon, nella quale si produce una scarica elettrica all’interno di un tubo pieno di gas rarefatto. Gli stessi elettroni altamente energetici sono raffiche di vento solare, la corrente di particelle subatomiche emanata continuamente dal Sole attraverso lo spazio interstellare.

Per la maggior parte del tempo, questo vento spira a velocità comprese tra i 300 e i 750 km al secondo, ma ci sono raffiche ricorrenti di particelle che viaggiano a 1000 km al secondo. Sono queste ultime che causano le perturbazioni del campo magnetico terrestre associate con l’apparizione delle aurore polari, e le interferenze e i disturbi nelle trasmissioni radio. È stato dimostrato che esse scaturiscono da buchi magnetici della corona del Sole – lo strato più esterno della nostra stella – in modo analogo al fascio di luce emesso da un faro. Il fenomeno si verifica circa un centinaio di volte all’anno, ma soltanto raramente è visibile alle latitudini delle città continentali d’Europa, in quanto interessa generalmente un settore ristretto alle zone circostanti ciascuna calotta polare sotteso da un cono della larghezza di 20 gradi in senso di ampiezza nella latitudine. Fenomeni storici però sono stati visibili da città come Londra e Parigi.

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