La magia dell’origami

La parola origami viene dalla combinazione di due vocaboli giapponesi: ori, che significa “piega” e “kami” che significa carta. È quindi l’arte di piegare la carta in modo da ottenere forme a due o tre dimensioni, come figure geometriche, fiori, animali, che in genere viene insegnata a scuola. Nata dopo l’introduzione della carta in Giappone, proveniente dalla Cina, e forse anche essa, di origine cinese, l’origami si è diffuso sempre con maggiore ampiezza, andando ben al di là del suo ruolo primitivo. Se infatti alle sue origini stanno probabilmente delle complicate regole collegate al simbolismo religioso di matrice scintoista è vero che esso si è diffuso prima nel cerimoniale di corte, poi come gioco e passatempo tra i più popolari tra i bambini e non solo. A partire dal secolo XIX, poi, essa si è sviluppata anche in senso creativo, con l’elaborazione di forse più moderne, che si distaccano da quelle tradizionali per una maggiore arditezza di linee e come strumento pedagogico, introdotto dunque anche in Occidente. In particolare l’origami ha il pregio di sviluppare sia la manualità, sia la creatività, in concomitanza con altre forme di tecniche manuali e di hobby che hanno avuto successo nel tempo.

L’origami deve il suo all’estrema semplicità con cui è concepito. Il materiale è facilmente rinvenibile e diventa un esercizio didattico fondamentale, perché impone la necessità assoluta di precisione e l’esigenza di seguire le regole da una parte e lo stimolo ad osservare e ad astrarre le linee essenziali da forme complesse e viceversa, illustrando il percorso creativo. Non bisogna però esagerare la semplicità dell’origami. A prescindere dal fatto che può essere praticato a livelli diversi (dalla semplice riproduzione, seguendo le indicazioni fornite da manuali e video tutorial presenti anche su YouTube) esso richiede comunque sempre il rispetto di alcune regole semplici ma rigorose: il foglio id partenza deve e essere quadrato o di una forma che deriva dal quadrato, come ad esempio un rettangolo formato da due quadrati affiancati. L’impiego di colla e di forbici è tollerato, ma deve essere limitato al minimo indispensabile. Inoltre quasi tutte le figure devono partire da una sequenza iniziale base, che quasi sempre corrisponde al piegare il foglio quadrato in diagonale, arrivando a successive piegature che si sovrappongono fino a raggiungere i lembi. Così si possono riprodurre figure sempre più complesse e divertenti.

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